Il Lato Sinistro

Blog di Raffaele Felaco

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Hermès mi ha dato un catalogo

Per i miei itinerari passo spesso per il centro, la vetrina di Hermès attiva il suo magnetismo ipnotico e mi attira. Non c’è pensiero o impegno che mi possano distogliere: una fermata di ammirazione la devo fare! Si dirà bella forza, tutti sanno apprezzare un bell’abito e distinguerli da quelli di mercatino! Infatti è così! Quello che mi affascina è la perfezione dei dettagli, delle lavorazioni, lo studio delle linee e dei colori, la scelta dei materiali che invitano ad essere toccati e poi lo stile…. Immagino quanta ricerca, tecnologia, sapere serva per questi risultati.

Amo conoscere e sapere che il plaid Avalon è tessuto con un bellissimo mèlange di lana e cachemire, che la cardatura avviene con cardi veri e che vengono impiegati vecchi telai e tecnologie d’avanguardia in una Manifattura del ‘700, da senso compiuto alle emozioni di leggerezza e calore come il corpo dell’amata o il ricordo antico della culla o quello ancestrale della madre, quando lo sfioro con la mano.

Ahhh savoir-faire!! Questo è l’approccio che gli psicologi hanno alla vita, conoscere molte cose, antiche e moderne, tecnologiche ed artistiche. Quel pescare le risposte dentro di Sé e coltivare il bagaglio non solo tecnico come ci consiglia Canestrari nel film, è stato il mio tentativo anche nella gestione dell’Ordine. A vedere quanto sono lontani da qui alcuni colleghi mi si gela il sangue, l’Avalon non ha potuto nulla, ma i vostri messaggi si!! Quindi ricambio a tutti gli Auguri di un Felice Anno Nuovo!!!


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C’è speranza per i giovani psicologi?

Santo Di Nuovo *

Vorrei inserire nel bel blog dell’amico e collega Raffaele alcune note
di speranza pr i nosrio giovani psicologi, in una situazione
occupazionale che a molti sembra disperata.
Come responsabile di un corso di laurea che forma psicologi nel profondo
sud, anch’io spesso mi lascio prendere dalla tristezza vedendo tanti
bravi laureati, e abilitati, sopravvivere facendo lavoretti non degni
dello studio e dei sacrifici che hanno fatto.
Però ogni tanto mi risolleva vedere diversi laureati riuscire a
‘sfondare’ in campi quali la formazione, la psicologia
dell’orientamento, la riabilitazione neuropsicologica, la psicologia
degli anziani, la consulenza nello sport, la psicologia giuridica,
perizie, mediazione… casi concreti e reali di miei studenti che –
opportunamente abbandonati settori senza sbocco come la clinica – mi
scrivono soddisfatti di quanto hanno raggiunto in questi settori. Magari
non proprio vicino casa, ma anche questo cercare ‘altrove’ sia come
luogo che come ambito occupazionale, è segno di maturità.
Certo, non tutti gli studenti che arrivano alla laurea sanno (o possono)
‘vendere’ bene sul mercato le loro competenze.
Ma il fatto che alcuni arrivino ad una meta positiva lascia aperta la
speranza a tutti. La corsa è in salita, spesso davvero ripida, ma
sfruttando al massimo le opportunità formative e mettendo insieme un
buon bagaglio di competenze, è possibile gareggiare con possibilità di
successo.

* Preside facoltà di Psicologia di Catania


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Il seme di albicocca non mi bastava

Il seme di albicocca non mi bastava! Occorrevano molti giorni di duro lavoro per trasformarlo in un fischietto. Stando seduti su un gradino, della scalinata che conduceva al nobile giardino di mia nonna, bisognava sfregarlo fino a che, consumato, si creava un foro tondo e perfetto. Questo lavoro avveniva pigramente nel mentre si parlava, raccontavano storie e altre fesserie, alternato a momenti di pericolosa competizione sulla velocità di sfregamento che, se non si era abili, poteva provocare il sanguinamento dei polpastrelli.
Il sangue vivo mi ha sempre inquietato e proprio non capivo la foga di questi bambini che accettavano il rischio pur di vincere la competizione.
Oggi i bambini usano abilmente le dita per smanettare su videogiochi, altrettanto competitivi anche se “diversamente pericolosi”. Si potrà nostalgicamente obiettare che almeno quelle competizioni erano meno cruente, non bisognava “uccidere” venti avversari per raggiungere la meta o buttare giù un intero quartiere per raggiungere la bella o il tesoro. Che avvenivano all’interno di relazioni e non nel virtuale senza alcun confronto con l’altro e per questo perlomeno più reali.
Da bambino non capivo la foga delle competizioni col seme ed ora non capisco la foga nelle competizioni col videogioco, è proprio che non capisco le competizioni… con la foga.
Proprio non vedevo in quel seme che si forava più velocemente o col buco più tondo, l’espressione della realizzazione di parti vincenti di me stesso. Un poco più interessanti erano i giochi delle bambine: “mamma e figlio”, “la settimana”, il salto con la corda, i quattro cantoni. Ma neanche questi erano divertenti.
Il divertimento cominciava quando a fine giugno iniziava la “Fiera della casa” e per pubblicizzarla, trasmettevano per tutto il periodo i film in televisione. La possibilità di stare per due ore, chiusi in casa, la mattina e al buio era per me fonte di grande piacere. Vedere i film significava conoscere luoghi lontani, nei quali mai sarei stato, conoscere storie di persone interessanti, diverse da quelle che conoscevo e… non c’era mai sangue! Erano film americani degli anni cinquanta, caramellosi e zeppi di buoni sentimenti dove le persone avevano storie, si rispettavano e si aiutavano. Capivo che non era realtà ma mi piaceva lo stesso. L’altro grande piacere era stare su un albero ad immaginare storie magari anche ispirate dai film. La mia sensazione era che “nel mio dentro” fossero più reali i personaggi dei film o quelle delle storie che immaginavo che non le persone in carne ed ossa che mi circondavano.
Ebbene lo confesso: ho vissuto tutta la vita in questo stato di coscienza e continuerò tenacemente a farlo! Continuerò ad immaginare persone gentili e solidali che si rispettano e si vogliono bene. Che hanno storie di gioie e dolore e che non perdono mai la dignità. Ne ho conosciute e frequentate tante. A volte delle persone sono cambiate e sono diventate competitive a fare il buco più tondo al seme. Ed ecco che per me sono diventate irreali come quei bambini sugli scalini, che mai saliranno.


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